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11 - aprile -2007

 

 

Un esempio positivo

Lettera aperta a Don Sandro Vigani

"La nostra non è una città"

Ho meditato un po’ prima di decidermi a rispondere alla replica che il gentile redattore Fusco ha fatto alla mia, circa i suoi due articoli consecutivi su Gente Veneta del mese scorso, riguardanti lo sviluppo del nostro paese.

Comprendo, infatti, il suo punto di vista che, da cittadino, non capisce perché alcuni paesani (forse sarebbe più adatto “campagnoli”, per meglio esprimere tale pensiero) rifiutano uno sviluppo intenso al centro del paese, per l’evidente pericolo di fagocitare utile campagna limitrofa e perché se la prendano tanto con un’opera che ha il solo “difetto” di essere certamente migliore delle altre nuove costruzioni che stanno crescendo come funghi al centro, per non parlare di quelli fermi ed incompiuti; denuncia evidente della mala gestione dei soldi pubblici.

Certamente il punto non è solo questo.

Da circa venti anni, stiamo assistendo ad un cambiamento che ha, di fatto, stravolto l’identità paesana e che tutti subiscono come fatto ineluttabile del progresso; dall’abbattimento dei pedaggi autostradali al parco tematico (che fine ha fatto?), al by-pass del centro e conseguente lottizzazione dei terreni compresi.

I servizi nel frattempo non sono migliorati: abbiamo perso qualche corsa dei treni, non siamo riusciti ancora ad agganciarci ad ACTV (a Vesta si, invece, e pagando molto di più il servizio che già avevamo), la caserma dei Carabinieri è andata a Marcon, pure i servizi ULSS sono diminuiti e per i pediatri stendiamo un velo pietoso.

Progressivamente le nuove costruzioni hanno cominciato a togliere verde al centro; siamo quasi riusciti con una petizione a salvaguardare il campo da calcio parrocchiale (per quanto?) ma abbiamo perso i giardinetti delle ex elementari.

E' poi così difficile spiegare alla popolazione un progetto di sviluppo paesano che tiene conto della sua identità? Come sarebbe bello vedere davanti alla Chiesa un cartellone, di quelli che si usano adesso nei centri storici in occasione di restauri (ma basterebbe anche un semplice disegno in bianco e nero),  che mostrano alla gente il progetto in costruzione, quale parte di un disegno complessivo che vede lo sviluppo di Quarto d’Altino condiviso dagli abitanti!

E’ amaro costatare, passeggiando per il paese, che non si sa ancora come si trasformerà.

A questo punto se aver sognato e continuare a sperare in uno sviluppo del paese più confortevole (perché la nostra non è una città) vuol dire stare “un po’ sulle nuvole”, va bene, lo prendo come un complimento.

Giancarlo e Monica   jankie.p@libero.it

 
27 - marzo -2007

 

 

 

Lettera aperta a Don Sandro Vigani

Caro don Sandro

Caro don Sandro,

incuriositi dalle locandine degli ultimi due numeri di Gente Veneta riguardanti il nostro territorio abbiamo letto, non senza qualche amarezza, gli articoli di certo Fusco (ma è mai stato a Quarto?) che dileggiano i progetti “geometrili” locali; tutte fotocopie di casette a due piani, che non sanno dove alberghi il bello, pronte per metterci i nani in giardino.

A dispetto del giornalista ci risulta che tale vezzo sia molto seguito proprio in Austria, paese citato per le tensostrutture auspicate dal progettista per l’arredo della piazza di Quartoborgo.

 Ma il nostro non sapere apprezzare il talento dell’Architetto che ha donato cotanta opera al paese, con la pretesa che i contestatori dell’opera ammettano il loro sbaglio, ci sembra la classica goccia che fa traboccare il vaso.

Pensiamo che il Giornale Diocesano debba portare acqua al mulino di qualcosa di più grande e meno affaristico, facendo anche attenzione a non offendere sensibilità locali che, oltre ai disagi derivanti dall’abitare in periferia, devono pure affrontare l’insulto di saccenti urbanizzazioni.

Con affetto

Monica e Giancarlo

Quarto d’Altino

 
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