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17-agosto-2004

 

 

PORTEGRANDI SVENTOLA BANDIERA NERA

 

 

 

Egregio Direttore,

Ho letto con molto interesse la pagina che domenica di ferragosto “La Nuova” ha dedicato all’attribuzione della bandiera nera alla Marina di Portegrandi da parte di un fantomatico gruppetto di volontari appartenenti a Legambiente.

 Come cittadino di Portegrandi ho colto l’avvenimento descritto dal quotidiano come un’azione dettata da un colpo di sole ferragostano; come amministratore pubblico devo, ancora una volta, convincermi dell’ignoranza che aleggia attorno al Piano Particolareggiato di iniziativa pubblica per la realizzazione della darsena di Portegrandi e per come vengono diffusi, in perfetta malafede, i contenuti del Piano anzidetto.

Veniamo ai fatti: “Dove il Sile incontra la laguna c’è un sito ambientale di importanza comunitaria, antichi immobili da preservare e, da ieri, una bandiera nera: una delle venti che Legambiente ha distribuito ad amministrazioni, politici, società private che si sono distinte per danni all’ambiente … un complesso da 250 posti barca, 84 cavane e una serie di monolocali per le auto (!?) …”.

Innanzi tutto va premesso che:

  • l’area in cui sorge la darsena non è un SIC (sito di importanza comunitaria). Chi afferma il contrario è in malafede;
  • la darsena ha una capienza massima di 250 posti barca. Le 84 cavane sono all’interno di quel numero massimo.

Il Piano particolareggiato di iniziativa pubblica per la realizzazione della darsena di Portegrandi risale all’anno 1985 e la sua realizzazione è stata sostenuta dalle amministrazioni che si sono succedute, per l’evidente stato di degrado ed abusivismo che regnava in quell’area. Detto Piano è stato osteggiato per quasi vent’anni (è bene ricordarlo ai cittadini di Portegrandi) da WWF, da Legambiente, dai Verdi, da Rifondazione comunista e da qualche altro cosiddetto perbenista ambientalista. Le cose però sono andate nella direzione opposta, con uno spropositato aumento dei costi di realizzazione (tanto si scaricano ovviamente sui fruitori).

Ricchi e sfruttatori sono alle porte della Laguna per consentire ai loro pari di distruggere l’ambiente scorazzando con imbarcazioni da nababbi lungo il Silone e la Laguna. Ma hanno letto le Ordinanze del Commissario al moto ondoso? Sanno che l’accesso alla Laguna da Portegrandi è consentito alle imbarcazioni di larghezza massima di 2 metri e 40 centimetri ed alla velocità di 5 km/ora?

L’amministrazione comunale sta investendo sulla foce del Sile, in collaborazione con il Parco del Sile, parecchie risorse economiche, che vanno nella direzione di rilanciare l’ecoturismo (progetto del “girasile” o “porta dei parchi”), ed il turismo archeologico (progetto “porta della memoria”), rappresentato dalla città romana di Altino. Un altro ambizioso progetto riguarda la creazione di un’oasi naturalistica a confine con la Laguna, all’interno della quale sarà possibile osservare la fauna che, a dispetto di Legambiente, sopravvive in modo eccellente.

Una settimana prima delle elezioni europee è apparso un altro articolo sullo stesso quotidiano con una foto di un gruppetto di candidati di Rifondazione comunista che, oltre a manifestare contro la darsena, proclamavano il proprio impegno a far si che fosse revocata l’autorizzazione all’esercizio. Una settimana dopo le elezioni è arrivata la “bandiera nera” da parte di Legambiente.

Ma non hanno altro da fare questi volontari dalle informazioni distorte?

Non li ho mai visti collaborare con il Circolo Nautico di Portegrandi sulla raccolta delle immondizie lungo il Silone, non li ho mai sentiti protestare contro i mancati escavi dei canali, contro il degrado delle rive del Silone, del Sile, del Siloncello; non li ho mai sentiti protestare contro la Nuova Esa di Marcon, o contro il percolato della discarica di Marcon (che tra l’altro vorrebbero portare al depuratore di Quarto d’Altino); non li ho mai sentiti protestare, per esempio, contro la chiusura degli argini demaniali da parte di alcuni privati, contro le darsene che crescono come i funghi da Portegrandi a Venezia, proprio lungo la laguna, o dei cantieri nautici sorti lungo il percorso del Sile … visto che questi rappresentanti dei cittadini amano solo la foce del Sile.

Mi piacerebbe proprio sapere chi ha attribuito a Legambiente il diritto di insultare amministrazioni pubbliche e cittadini privati impunemente.

È auspicabile un confronto politico sul controllo delle attività svolte dai privati all’interno di un territorio sensibile come quello della prima foce del Sile, nonché garantire spazi qualificanti per i residenti che praticano la laguna sia per lavoro, che per svago. Perché tanto accanimento non viene tramutato in una richiesta di gestire un’oasi ambientale a ridosso della conca, con punti di osservazione per far aumentare la coscienza ambientale ai cittadini?

 Una cosa è certa: è più facile pronunciare sentenze, che lavorare concretamente per l’ambiente.

Celestino Mazzon

Vice Sindaco  Quarto d’Altino con delega all’Ambiente

 

 
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