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Egregio Direttore,
Ho letto con molto interesse la pagina che
domenica di ferragosto “La Nuova” ha dedicato all’attribuzione della
bandiera nera alla Marina di Portegrandi
da parte di un fantomatico gruppetto di volontari appartenenti a
Legambiente.
Come
cittadino di Portegrandi ho colto l’avvenimento descritto dal quotidiano
come un’azione dettata da un colpo di sole ferragostano; come amministratore
pubblico devo, ancora una volta, convincermi dell’ignoranza che
aleggia attorno al Piano Particolareggiato di iniziativa pubblica
per la realizzazione della darsena di Portegrandi e per come vengono
diffusi, in perfetta malafede, i contenuti del Piano anzidetto.
Veniamo ai fatti: “Dove il Sile incontra la laguna c’è un sito ambientale di importanza
comunitaria, antichi immobili da preservare e, da ieri, una bandiera
nera: una delle venti che Legambiente ha distribuito ad amministrazioni,
politici, società private che si sono distinte per danni all’ambiente
… un complesso da 250 posti barca, 84 cavane e una serie di monolocali
per le auto (!?) …”.
Innanzi tutto va premesso che:
- l’area
in cui sorge la darsena non è un SIC (sito di importanza
comunitaria). Chi afferma il contrario è in malafede;
- la
darsena ha una capienza massima di 250 posti barca. Le 84 cavane
sono all’interno di quel numero massimo.
Il Piano particolareggiato di iniziativa pubblica
per la realizzazione della darsena di Portegrandi risale all’anno
1985 e la sua realizzazione è stata sostenuta dalle amministrazioni
che si sono succedute, per l’evidente stato di degrado ed abusivismo
che regnava in quell’area. Detto Piano è stato osteggiato per quasi
vent’anni (è bene ricordarlo ai cittadini di Portegrandi) da WWF,
da Legambiente, dai Verdi, da Rifondazione comunista e da qualche
altro cosiddetto perbenista ambientalista. Le cose però sono andate
nella direzione opposta, con uno spropositato aumento dei costi
di realizzazione (tanto si scaricano ovviamente sui fruitori).
Ricchi e sfruttatori sono alle porte della
Laguna per consentire ai loro pari di distruggere l’ambiente scorazzando
con imbarcazioni da nababbi lungo il Silone e la Laguna. Ma hanno
letto le Ordinanze del Commissario al moto ondoso? Sanno che l’accesso
alla Laguna da Portegrandi è consentito alle imbarcazioni di larghezza
massima di 2 metri e 40 centimetri ed alla velocità di 5 km/ora?
L’amministrazione comunale sta investendo sulla
foce del Sile, in collaborazione con il Parco del Sile, parecchie
risorse economiche, che vanno nella direzione di rilanciare l’ecoturismo
(progetto del “girasile” o “porta dei parchi”), ed il turismo archeologico
(progetto “porta della memoria”), rappresentato dalla città romana
di Altino. Un altro ambizioso progetto riguarda la creazione di
un’oasi naturalistica a confine con la Laguna, all’interno della
quale sarà possibile osservare la fauna che, a dispetto di Legambiente,
sopravvive in modo eccellente.
Una settimana prima delle elezioni europee
è apparso un altro articolo sullo stesso quotidiano con una foto
di un gruppetto di candidati di Rifondazione comunista che, oltre
a manifestare contro la darsena, proclamavano il proprio impegno
a far si che fosse revocata l’autorizzazione all’esercizio. Una
settimana dopo le elezioni è arrivata la “bandiera nera” da parte
di Legambiente.
Ma non hanno altro da fare questi volontari
dalle informazioni distorte?
Non li ho mai visti collaborare con il Circolo
Nautico di Portegrandi sulla raccolta delle immondizie lungo il
Silone, non li ho mai sentiti protestare contro i mancati escavi
dei canali, contro il degrado delle rive del Silone, del Sile, del
Siloncello; non li ho mai sentiti protestare contro la Nuova Esa
di Marcon, o contro il percolato della discarica di Marcon (che
tra l’altro vorrebbero portare al depuratore di Quarto d’Altino);
non li ho mai sentiti protestare, per esempio, contro la chiusura
degli argini demaniali da parte di alcuni privati, contro le darsene
che crescono come i funghi da Portegrandi a Venezia, proprio lungo
la laguna, o dei cantieri nautici sorti lungo il percorso del Sile
… visto che questi rappresentanti dei cittadini amano solo la foce
del Sile.
Mi piacerebbe proprio sapere chi ha attribuito
a Legambiente il diritto di insultare amministrazioni pubbliche
e cittadini privati impunemente.
È auspicabile un confronto politico sul controllo
delle attività svolte dai privati all’interno di un territorio sensibile
come quello della prima foce del Sile, nonché garantire spazi qualificanti
per i residenti che praticano la laguna sia per lavoro, che per
svago. Perché tanto accanimento non viene tramutato in una richiesta
di gestire un’oasi ambientale a ridosso della conca, con punti di
osservazione per far aumentare la coscienza ambientale ai cittadini?
Una
cosa è certa: è più facile pronunciare sentenze, che lavorare concretamente
per l’ambiente.
Celestino
Mazzon
Vice Sindaco Quarto d’Altino con delega all’Ambiente
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