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12 -marzo-2005

 

 

A rischio 30 posti di lavoro

 

 

Scelte dissennate?

Cara Viviquarto scopro oggi che, per i Rifondaroli nostrani, oltre ad essere un cementificatore sarei anche un affamatore del popolo perché con le mie scelte dissennate avrei ridotto alla fame 100 persone messe in mezzo ad una strada dalla decisione assunta dall'attuale maggioranza consiliare di trasformare un'area di proprietà dei signori Zanchettin e Bellunato, situata in via Toscanini, da artigianale/produttiva in residenziale.

Si tratterebbe dei dipendenti di due ditte che a causa di questa variante urbanistica sono state sfrattate dai capannoni situati in quell'area, capannoni che saranno abbattuti per edificare condomini. Poiché Marco Simionato, autore del vibrante articolo, ignora più o meno volutamente il corretto svolgimento dei fatti e le responsabilità di ciascuno, mi cimenterò nell'ardua impresa di convincerlo che sta sbagliando , di grosso, obiettivo.

Sicuramente fallirò poiché credo che sia difficile convincere un "massacrato",quale egli si considera, che il "massacratore" abbia agito correttamente anche se devo notare una lieve evoluzione politica nel suo modo di pensare; il che mi fa ben sperare. Mi riferisco al passaggio iniziale in cui beatifica l'operato degli imprenditori Rugger e Guarato, fulgido esempio di veneta imprenditorialità, distintisi particolarmente per le condizioni di lavoro esistenti all'interno delle loro aziende. Che sia merito della svolta filogovernativa dell'ultimo congresso di Rifondazione? Veniamo ordunque ai fatti.

1. E' assolutamente falso che questa amministrazione abbia trasformato l'area artigianale Zanchettin/Bellunato in residenziale. Fin dal 1990 (non da ieri, ma da ben 15 anni fa) quella zona è stata classificata D1.1 e cioè in quell'ambito si potevano edificare edifici alti massimo 10 metri e con massimo tre piani fuori terra. Al piano terra potevano insediarsi attività commerciali, direzionali ed ARTIGIANATO DI SERVIZI (quindi non produttivo), al piano primo attività commerciali, direzionali e RESIDENZA, al piano secondo esclusivamente RESIDENZA. Questo per un volume complessivo pari a 17.789 metri cubi. Era una scelta che mirava, giustamente, ad allontanare dalle zone residenziali, come appunto via Toscanini, le attività produttive ed industriali.


2. Nel maggio 2002 (cioè tre anni fa), allo scadere dei contratti di locazione, la proprietà Zanchettin/Bellunato decise di sfrattare gli ultimi locatari rimasti in attività nei loro capannoni e cioè le ditte Rugger/Guarato. Scelta che rientra nelle facoltà concesse dalla legge in materia di affitti e che è stata giudicata corretta nei vari gradi di giudizio civile cui sono vanamente ricorsi gli sfrattati.

3. Solo successivamente e cioè nell'ottobre 2003 (un anno e mezzo dopo la notifica di sfratto) la proprietà Zanchettin/Bellunato propose all'amministrazione comunale di attuare un piano di recupero su quell'area.

4. L'amministrazione nel febbraio 2004 accolse favorevolmente la proposta che comportava l'eliminazione della parte commerciale, direzionale e di artigianato di servizi, il mantenimento della sola residenza, la riduzione dei metri cubi da 17.789 a 13.547 (4.200 in meno) , un vantaggio economico a favore del comune in opere e progettazioni pari 168.000 euro.

5. La decisione, passata al vaglio di due sedute della prevista conferenza di servizi cui parteciparono, esprimendo parere favorevole, la Regione Veneto e la Sovrintendenza ai beni Ambientali, fu ratificata dal consiglio comunale nel settembre del 2004.

6. Contro queste decisioni del comune e della regione le ditte Rugger/Guarato ricorsero al TAR del Veneto il quale riconoscendo la manifesta infondatezza delle loro pretese rigettò la loro istanza condannandole (fatto quanto mai inusuale in questo tipo di ricorsi) al pagamento delle spese processuali pari a 3.000 euro.

Questa è la cronistoria dalla quale credo sia difficile collegare l'operato di questa amministrazione al danno che stanno subendo i lavoratori tenuti in ostaggio da una parte da un datore di lavoro che ha avuto TRE ANNI di tempo per ricercare soluzioni alternative (rifiutando tra l'altro vantaggiosissime offerte economiche di transazione) e dall'altra da una minoranza consiliare senza scrupoli che spera di trarre da questa vicenda qualche facile consenso. Si è chiesto Simionato perché mai quei lavoratori non si sono rivolti ad un sindacato di categoria per tutelare i propri interessi? Se lo chieda e vedrà che la risposta si trova in "quella rosea situazione" in cui hanno finora operato e che li vede ora vittime disorientate e beffate usate come pretesto per impedire lo svolgimento di una seduta di consiglio che doveva trattare i problemi di TUTTA la cittadinanza. Se fosse passata l'altra sera la logica strumentale di affrontare per primo i problemi di chi grida più forte ogni elementare principio di convivenza democratica sarebbe venuto meno. La decisione di rinviare di due giorni, ad un consiglio comunale aperto, la discussione del problema è stata pertanto una decisione saggia e rispettosa del ruolo e della dignità del consiglio comunale oltre che una garanzia per gli stessi lavoratori che potranno intervenire ed esporre il proprio punto di vista. Dopo di che caro Marco far demagogia su queste cose è fin troppo facile! Io sono dalla parte di chi lavora, di chi retribuito con paghe da fame permette a qualcun altro di girare in Mercedes o di fare la bella vita, di chi vede compromessa da questa vicenda la qualità della propria vita e mi impegnerò per trovare una soluzione ai loro problemi. Speriamo che su questo il consiglio comunale trovi una linea comune e soprattutto non si accodi alle posizioni del datore di lavoro, al quale va senza alcun dubbio attribuita la responsabilità di aver lasciato trascorrere ben TRE ANNI di tempo inutilmente senza preoccuparsi di trovare soluzioni adeguate. Forse anche lui, poverino, è stato mal consigliato magari da chi in materia di ricorsi ai tribunali della Repubblica, visti i numerosi precedenti, porta decisamente iella.

Gianni Bianchini
 
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