Scelte dissennate?
Cara Viviquarto scopro oggi che, per i Rifondaroli nostrani,
oltre ad essere un cementificatore sarei
anche un affamatore del popolo perché con le mie scelte
dissennate avrei ridotto alla fame 100 persone messe in mezzo
ad una strada dalla decisione assunta dall'attuale maggioranza
consiliare di trasformare un'area di proprietà dei signori
Zanchettin e Bellunato, situata in via Toscanini, da artigianale/produttiva
in residenziale.
Si tratterebbe dei dipendenti di due ditte che a causa di questa
variante urbanistica sono state sfrattate dai capannoni situati
in quell'area, capannoni che saranno abbattuti per edificare condomini.
Poiché Marco Simionato, autore del vibrante articolo, ignora
più o meno volutamente il corretto svolgimento dei fatti
e le responsabilità di ciascuno, mi cimenterò nell'ardua
impresa di convincerlo che sta sbagliando , di grosso, obiettivo.
Sicuramente fallirò poiché credo che sia difficile
convincere un "massacrato",quale egli si considera,
che il "massacratore" abbia agito correttamente anche
se devo notare una lieve evoluzione politica nel suo modo di pensare;
il che mi fa ben sperare. Mi riferisco al passaggio iniziale in
cui beatifica l'operato degli imprenditori Rugger e Guarato, fulgido
esempio di veneta imprenditorialità, distintisi particolarmente
per le condizioni di lavoro esistenti all'interno delle loro aziende.
Che sia merito della svolta filogovernativa dell'ultimo congresso
di Rifondazione? Veniamo ordunque ai fatti.
1. E' assolutamente falso che questa amministrazione abbia
trasformato l'area artigianale Zanchettin/Bellunato in residenziale.
Fin dal 1990 (non da ieri, ma da ben 15 anni fa) quella zona è
stata classificata D1.1 e cioè in quell'ambito si potevano
edificare edifici alti massimo 10 metri e con massimo tre piani
fuori terra. Al piano terra potevano insediarsi attività
commerciali, direzionali ed ARTIGIANATO DI SERVIZI (quindi non
produttivo), al piano primo attività commerciali, direzionali
e RESIDENZA, al piano secondo esclusivamente RESIDENZA. Questo
per un volume complessivo pari a 17.789 metri cubi. Era una scelta
che mirava, giustamente, ad allontanare dalle zone residenziali,
come appunto via Toscanini, le attività produttive ed industriali.
2. Nel maggio 2002 (cioè tre anni fa), allo scadere
dei contratti di locazione, la proprietà Zanchettin/Bellunato
decise di sfrattare gli ultimi locatari rimasti in attività
nei loro capannoni e cioè le ditte Rugger/Guarato. Scelta
che rientra nelle facoltà concesse dalla legge in materia
di affitti e che è stata giudicata corretta nei vari gradi
di giudizio civile cui sono vanamente ricorsi gli sfrattati.
3. Solo successivamente e cioè nell'ottobre 2003
(un anno e mezzo dopo la notifica di sfratto) la proprietà
Zanchettin/Bellunato propose all'amministrazione comunale di attuare
un piano di recupero su quell'area.
4. L'amministrazione nel febbraio 2004 accolse favorevolmente
la proposta che comportava l'eliminazione della parte commerciale,
direzionale e di artigianato di servizi, il mantenimento della
sola residenza, la riduzione dei metri cubi da 17.789 a 13.547
(4.200 in meno) , un vantaggio economico a favore del comune in
opere e progettazioni pari 168.000 euro.
5. La decisione, passata al vaglio di due sedute della
prevista conferenza di servizi cui parteciparono, esprimendo parere
favorevole, la Regione Veneto e la Sovrintendenza ai beni Ambientali,
fu ratificata dal consiglio comunale nel settembre del 2004.
6. Contro queste decisioni del comune e della regione
le ditte Rugger/Guarato ricorsero al TAR del Veneto il quale riconoscendo
la manifesta infondatezza delle loro pretese rigettò la
loro istanza condannandole (fatto quanto mai inusuale in questo
tipo di ricorsi) al pagamento delle spese processuali pari a 3.000
euro.
Questa è la cronistoria dalla quale credo sia difficile
collegare l'operato di questa amministrazione al danno che stanno
subendo i lavoratori tenuti in ostaggio da una parte da un datore
di lavoro che ha avuto TRE ANNI di tempo per ricercare soluzioni
alternative (rifiutando tra l'altro vantaggiosissime offerte economiche
di transazione) e dall'altra da una minoranza consiliare senza
scrupoli che spera di trarre da questa vicenda qualche facile
consenso. Si è chiesto Simionato perché
mai quei lavoratori non si sono rivolti ad un sindacato di categoria
per tutelare i propri interessi? Se lo chieda e vedrà che
la risposta si trova in "quella rosea situazione" in
cui hanno finora operato e che li vede ora vittime disorientate
e beffate usate come pretesto per impedire lo svolgimento di una
seduta di consiglio che doveva trattare i problemi di TUTTA la
cittadinanza. Se fosse passata l'altra sera la logica strumentale
di affrontare per primo i problemi di chi grida più forte
ogni elementare principio di convivenza democratica sarebbe venuto
meno. La decisione di rinviare di due giorni, ad un consiglio
comunale aperto, la discussione del problema è stata pertanto
una decisione saggia e rispettosa del ruolo e della dignità
del consiglio comunale oltre che una garanzia per gli stessi lavoratori
che potranno intervenire ed esporre il proprio punto di vista.
Dopo di che caro Marco far demagogia su queste cose è fin
troppo facile! Io sono dalla parte di chi lavora, di chi retribuito
con paghe da fame permette a qualcun altro di girare in Mercedes
o di fare la bella vita, di chi vede compromessa da questa vicenda
la qualità della propria vita e mi impegnerò per
trovare una soluzione ai loro problemi. Speriamo che su questo
il consiglio comunale trovi una linea comune e soprattutto non
si accodi alle posizioni del datore di lavoro, al quale va senza
alcun dubbio attribuita la responsabilità di aver lasciato
trascorrere ben TRE ANNI di tempo inutilmente senza preoccuparsi
di trovare soluzioni adeguate. Forse anche lui, poverino, è
stato mal consigliato magari da chi in materia di ricorsi ai tribunali
della Repubblica, visti i numerosi precedenti, porta decisamente
iella.
Gianni Bianchini