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28 - marzo -2007

 

 

 

Lettera aperta a Don Sandro Vigani

Caro don Sandro

Un esempio positivo

Perché, pur non essendo di Quarto, ho avuto l'ardire di scrivere bene di Quartoborgo? Perché mi piace mettere le mani nei nidi di vespe, forse. E anche perché mi piace un giornalismo che non solo denunci, quando serve, ma sappia anche parlar bene degli esempi positivi.

Quartoborgo per me è un esempio positivo. Dal punto di vista architettonico, come ho scritto nell'articolo pubblicato su Gente Veneta, cui queste lettere fanno riferimento. Ma anche dal punto di vista della buona amministrazione del territorio e delle risorse pubbliche.

Chi pensa che compito di un Comune sia buttar giù vecchi edifici per realizzare parchi forse sta un po' sulle nuvole. Sarebbe disposto a pagare il doppio o il triplo di Ici per dare al Comune le risorse necessarie? Una buona amministrazione, invece, può migliorare l'esistente scendendo a patti - patti buoni, s'intende, vantaggiosi per la cittadinanza - con i privati. E' quello che ci sembra sia stato fatto con Quartoborgo. Ricordo solo che lì si trovava un'area degradata e che il proprietario aveva già in mano la carta per costruire molto più di quanto non sia stato effettivamente realizzato, grazie al successivo Piruea.
Il verde ci vuole, certo, e va salvaguardato. Per esempio non allargando i confini del paese. Da questo punto di vista sono certo che è meglio un condominio di tre piani in centro che 58 nuove villette con giardino, che consumino altra campagna. Per anni, a Quarto, si è pensato il contrario. Ora il destino è nelle vostre mani, gentili abitanti di Quarto: che futuro volete? I parchi, d'accordo. E poi? Della buona edilizia o tanti mostriciattoli? Guardate con occhio limpido cosa è stato costruito e cosa si sta ancora costruendo: siete proprio sicuri che il problema sia Quartoborgo?


Al sig. Vanin, del quale apprezzo le lezioni di buon giornalismo, aggiungo solo che ha ragione: non ci sono appartamenti di 200 mq, ma il più grande ha una superficie di 184,80 mq commerciali; un altro di 179,48 mq; i "mini", inoltre, sono 16 su 58: il 30 e non il 20%. Le informazioni errate mi erano state date dall'architetto e non era stato possibile verificarle (il telefono squillava a vuoto e stavamo andando in stampa) presso l'impresa costruttrice. I "mini", visti con i miei occhi, sono comunque bilocali (soggiorno più camera da letto), di 61 mq commerciali. Le mansarde sono mansarde, ovvero "sottotetti agibili ma non abitabili". Cosa ne abbiano fatto gli acquirenti dipende da loro.


Paolo Fusco
fusco@patriarcatovenezia.it

 
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