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Lettera aperta
a Don Sandro Vigani
Caro don Sandro
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Un esempio positivo
Perché, pur non essendo di Quarto, ho avuto l'ardire di
scrivere bene di Quartoborgo? Perché mi piace mettere le
mani nei nidi di vespe, forse. E anche perché mi piace un
giornalismo che non solo denunci, quando serve, ma sappia anche
parlar bene degli esempi positivi.
Quartoborgo per me è un esempio positivo. Dal punto di
vista architettonico, come ho scritto nell'articolo pubblicato su
Gente Veneta, cui queste lettere fanno riferimento. Ma anche dal
punto di vista della buona amministrazione del territorio e delle
risorse pubbliche.
Chi pensa che compito di un Comune sia buttar giù vecchi
edifici per realizzare parchi forse sta un po' sulle nuvole. Sarebbe
disposto a pagare il doppio o il triplo di Ici per dare al Comune
le risorse necessarie? Una buona amministrazione, invece, può
migliorare l'esistente scendendo a patti - patti buoni, s'intende,
vantaggiosi per la cittadinanza - con i privati. E' quello che ci
sembra sia stato fatto con Quartoborgo. Ricordo solo che lì
si trovava un'area degradata e che il proprietario aveva già
in mano la carta per costruire molto più di quanto non sia
stato effettivamente realizzato, grazie al successivo Piruea.
Il verde ci vuole, certo, e va salvaguardato. Per esempio non allargando
i confini del paese. Da questo punto di vista sono certo che è
meglio un condominio di tre piani in centro che 58 nuove villette
con giardino, che consumino altra campagna. Per anni, a Quarto,
si è pensato il contrario. Ora il destino è nelle
vostre mani, gentili abitanti di Quarto: che futuro volete? I parchi,
d'accordo. E poi? Della buona edilizia o tanti mostriciattoli? Guardate
con occhio limpido cosa è stato costruito e cosa si sta ancora
costruendo: siete proprio sicuri che il problema sia Quartoborgo?
Al sig. Vanin, del quale apprezzo le lezioni di buon giornalismo,
aggiungo solo che ha ragione: non ci sono appartamenti di 200 mq,
ma il più grande ha una superficie di 184,80 mq commerciali;
un altro di 179,48 mq; i "mini", inoltre, sono 16 su 58:
il 30 e non il 20%. Le informazioni errate mi erano state date dall'architetto
e non era stato possibile verificarle (il telefono squillava a vuoto
e stavamo andando in stampa) presso l'impresa costruttrice. I "mini",
visti con i miei occhi, sono comunque bilocali (soggiorno più
camera da letto), di 61 mq commerciali. Le mansarde sono mansarde,
ovvero "sottotetti agibili ma non abitabili". Cosa ne
abbiano fatto gli acquirenti dipende da loro.
Paolo Fusco
fusco@patriarcatovenezia.it
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