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22 - luglio -2007

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Le fontane di Quarto D'Altino

A noi Tivoli ci può solo fare un baffo, anche se loro ne hanno ben cento a forma di gigli, aquile obelischi, maschere, putti, vestali e chi più ne ha più ne metta, noi anche se ne abbiamo solo quattro, vuoi mettere?

La prima e più vecchia é sicuramente quella di Piazza Municipio, meravigliosa con la sua unica asfittica anfora romana (ce ne sono decine di migliaia che languono nei magazzini del museo di Quarto ed altrettante dovrebbero essere ancora dissepolte… forse!), assume a giorni del color verde vomito che non ha paragoni né con quella di Venere né con quella del Lovato.

La seconda è ubicata in Piazzetta "Giaci", non vi é nessuna targa per identificarla diversamente!
Da decenni perennemente a secco e pulita da volenterosi limitrofi sembra una scalinata vuota da biennale contemporanea di Venezia. Mica da poco!

La terza è quella di Piazza Pertini, il quale buon uomo, credo si stia rigirando più volte, pro die nella tomba, pro bono pacis del decuius e, altro che le "girandole" di Tivoli. Solitamente è di color osso di morto, (sperando però che questo non accada mai!)

La quarta è situata in via Isonzo Piazza chenessò, vediamo forse "Muriotto", può andar bene? Bene qui si è espressa la maxima intellighenzia geometrica, ingenieristica ed architettonica, per la qual cosa, una fontana é stata trasformata in aiola e… che aiola!
Mica una qualsiasi dove rispetto all'impiattito (circa 40 cm) si è fatto un'orologio di fiori, oppure un mosaico perenne di pietre di vario colore, NO, abbiamo piantato tre piante destinate ad alto fusto.
Io non sono un geometra, né tantomeno un architetto o ingegnere, sono solo un povero capitano di lungo corso che ahimè medita, medita sulle conseguenze che potrebbero esserci su eventuali eventi atmosferici.
Userò una semplice formula, per spiegarmi ed è quella che usano i velisti per poter capire la resistenza della "scotta" ovvero il diametro del cavo per sostenere orizzontalmente il boma, qui fatalmente rappresentato dalla prima impalcatura dei rami di un albero:

ML = Eq x Pq x 0.02104 x Vq/ (radice quadra di Pq+ Eq) + (E - X)

ML = Carico della scotta in Kg
E = Lunghezza del boma
P = attaccatura della randa rispetto all'altezza dell'albero
V = velocità del vento in nodi
X = distanza tra l'attaccatura terminale del boma e la lunghezza della scotta in metri, rispetto all'asse longitudinale dell'imbarcazione.
q= elevato alla seconda potenza

Và dà sè che gli alberi non avendo scotta o si spezzano per la poca robustezza o si disalberano, cadendo dove e su chi capita, soprattutto non essendo infissi nel paramezzale e non avendo radici lunghe quanto una nave .

Orbene chi a Tivoli potrebbe vantarsi di un bel bernoccolo in testa per una fontana?
Nessuno! Ecco perché Tivoli a noi ci fa un baffo!

Cordiali saluti

Franco Prevato

 
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