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“Un, due, tre Quartlife”:
genitori
e figli lavorano insieme per imparare a crescere insieme
La prima fase del Progetto “Un,due tre Quartlife” si è conclusa
domenica mattina presso il Centro Servizi con una rappresentazione
teatrale assolutamente esilarante che ha visto esibirsi e divertirsi insieme ragazzi e genitori - oltre a parenti, amici, conoscenti…il Sindaco…qualche
insegnante...
Le due piéce presentate sono il risultato del lavoro svolto
dai ragazzi (dai 13 ai 17 anni) nel corso degli incontri pomeridiani con il dr.
Sales e i suoi collaboratori del Centro Paradoxa, ma anche, significativamente,
sono il prodotto autonomo dell’ulteriore impegno e tempo - al di
fuori degli incontri programmati - che molti ragazzi hanno deciso
di dedicare per completare la stesura delle sceneggiature, per creare le scenografie, e per provare, provare,
provare….
Encomiabile, nella fase finale, la collaborazione positiva
dei genitori che si sono prodigati nell’aiutare i propri figli per
scenografie, costumi e quant’altro – oltre ad accettare di partecipare
come attori, nei ruoli stabiliti dai ragazzi.
Pur risultando molto divertenti sul palcoscenico, i testi
prodotti dai ragazzi descrivono in realtà con notevole sensibilità
e accuratezza alcune costanti del rapporto genitori- figli, proponendo
inoltre delle possibili alternative ad un certo modo di relazionarsi
reciprocamente che per quanto molto diffuso e comune
rischia spesso di creare delle fratture insanabili tra adulti
e ragazzi. Sul palcoscenico, per desiderio dei ragazzi, genitori e figli si sono scambiati i ruoli, ‘recitando’
l’uno la parte dell’altro ed essendo quindi costretti a mettersi
nei panni dell’altro in modo attivo e non solo
teorico.
Il Progetto “Un, due, tre Quartlife” è partito sperimentalmente
quest’anno, sulla base dei bisogni espressi direttamente all’Ente
Locale da un gruppo di genitori che percepivano con una certa intensità
il disagio dei propri figli – e il proprio.
La disponibilità dell’ Ente Locale ha permesso non solo di
dare inizio ad un percorso che già quest’ anno ha coinvolto una
trentina di ragazzi dai 13 ai 17 anni (con una serie di incontri
pomeridiani dedicati a loro) e un certo numero di genitori (incontri
serali) ma anche di prevedere un’ulteriore sviluppo, biennale, maggiormente
articolato; infatti, dal prossimo anno, il progetto entrerà nella
scuola secondaria di I grado, coinvolgendo ragazzi, genitori e docenti
- e cercando quindi di attivare un’azione di collaborazione sinergica
e armonica tra tutti gli attori del processo educativo e formativo.
Ok, questa è la parte, diciamo ufficiale.
Aggiungerei qualcosa,
in bene e in male: qualche dettaglio, secondo me importante.
Gli incontri con i
genitori sono stati veramente un luogo e un tempo’particolare’,
e da un certo momento in poi, atteso e cercato da molti,nonostante
la stanchezza e gli impegni e… dove incontrarci e conoscerci meglio.
Abbiamo imparato da Andrea a capire e chiarire alcune cose che magari
intuivamo solo piuttosto confusamente (altrimenti, cosa ci stava
a fare, Andrea…?!?)e, soprattutto, abbiamo imparato a non avere
paura a parlare tra di noi, a raccontare noi e i nostri figli con
maggior sincerità e maggior disponibilità ad ascoltare anche gli
altri e i loro figli. Almeno, questo è quanto ho rilevato io- e,
credo, parecchi altri genitori.
Se educare è ‘tirare
fuori’, beh, Andrea non è male, come educatore.
E non si smette mai
di aver bisogno di qualcuno che ‘tiri fuori’ da te qualcosa, anche
quando sei ‘grande’…
Per quanto riguarda
i ragazzi...In realtà i ‘progetti’ nati dai loro incontri erano
due: c’era anche una ‘festa’, che doveva svolgersi la sera prima
della rappresentazione teatrale, e che in realtà è saltata perché
l’organizzazione si è rivelata, in questo caso, un tantino carente.
O forse, semplicemente, l’obiettivo era poco realistico – sovra-dimensionato?
‘Poco funzionale? Non lo so. Quello che so è che il ‘fallimento’
ha creato degli attriti, dei contrasti tra i ragazzi – delle reazioni
non del tutto positive (‘scazzamenti’?), ovviamente. Mi sembra,
tuttavia, che a molti anche questo sia servito: ci hanno riflettuto,
hanno capito che cosa poteva essere ‘andato male’, come si sarebbe
potuto o si potrà fare meglio (particolarmente propositivi i ‘piccoli’,
in questo senso) - anche se inizialmente - e comprensibilmente…-
la ‘colpa’ è stata attribuita in toto alle persone che si erano
assunte delle responsabilità e poi non erano state in grado di.
Lo facciamo anche noi
adulti – perché non dovrebbero farlo loro?
What else? Una bella
esperienza. Davvero.
Grazie a Sales e alla sua ‘banda’.
Daniela Millini
Ulteriori informazioni e dettagli e commenti su:
http://www.centroparadoxa.org
http://unduetrequartlife.blogspot.com/
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