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Sul
foglio parrocchiale di Zelarino
è uscito questo articolo........
Ma
i giovani conoscono la sofferenza?
Essi non hanno patito tutto
quello che abbiamo sofferto
noi adulti. Il freddo, la
fame, la miseria sono vocaboli
che non gli appartengono.
I giovani non sanno cosa
voglia dire soffrire. Una
volta sì che si soffriva,
non c'era il riscaldamento,
non c'erano le molte comodità
che ci sono ora e che alleviano
molte fatiche, essi non
vanno a lavorare e pretendono
di studiare e di rimanere
in casa dei genitori fino
a 30 anni, sono viziati
e troppo coccolati e a casa
vogliono comandare loro.
Questo siamo abituati a
dire, questo ci dicono i
nostri nonni.
Eppure sotto, sotto se ci
guardiamo bene attorno noteremo
che il compagno di classe
di nostro figlio ha i genitori
divorziati, la ragazza della
porta accanto è anoressica,
molti giovani sono sbandati
e non hanno un punto di
riferimento, ci stupiamo
quando li vediamo ballare
come forsennati in discoteca,
li disprezziamo quando li
vediamo drogarsi ed impasticcarsi,
li emarginiamo quando diventano
troppo scomodi e non li
aiutiamo quando vengono
a chiedere un nostro sorriso.
Forse, anche tra i giovani
esiste la sofferenza, solo
che non ci guardiamo bene
attorno. Forse essa
nasce proprio nelle famiglie,
in quei luoghi "sicuri",
dove si cerca di minimizzarla.
E' forse proprio in questi
luoghi dove si annida "il
male di vivere", dove nascono
casi di disperazione, di
depressione. Gli occhi si
aprono finalmente e vediamo
allora che i dati riportati
dai giornali (un malato
psichico ogni due famiglie,
sei suicidi al giorno) possono
essere confermati e sono
purtroppo ben visibili:
la lista di casi aumenta
infatti ogni giorno.
Malgrado
i nostri pregiudizi dunque
anche un giovane del 2000,
strano, ma vero può
soffrire e forse è
anche la nostra indifferenza
che porta al suo dolore.
La
sofferenza tra i giovani
c'è, ma non ne
vogliamo sentire parlare,
pesa troppo e ci fa soffrire
troppo. Forse perché
siamo stati proprio noi
la causa di questa sofferenza.
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