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NON AVERE INCENERITORI È UNOPPORTUNITÀ
Linceneritore, opera irreversibile
e grande concentratore di inquinanti
Unindustria
ha chiesto alla Regione Veneto lautorizzazione per costruire
due mega inceneritori da 250 mila t/anno ciascuno per i rifiuti speciali
industriali non pericolosi. La collocazione è vicina alla città
di Treviso nei comuni di Silea e Mogliano, a 8 km uno dallaltro.
Nel passato gli industriali hanno insistito affinché venissero
costruiti gli inceneritori per rifiuti solidi urbani, inceneritori
nei quali volevano riversare anche i rifiuti speciali industriali.
Questo è accaduto per esempio nel caso dellinceneritore
ASM di Brescia che, partito con una dimensione di 260 mila t/a solo
per i rifiuti urbani provinciali, è arrivato a 700mila t/anno.
Brescia importa rifiuti da decine di località fuori Provincia
con vantaggio per i proprietari: il Comune di Brescia e i privati,
i quali ricavano profitti annuali di decine di milioni di euro.
E una vera e propria svendita della salute da
parte dei comuni. Con questi profitti si appianano i bilanci e si
compera il consenso.
Ora si è scelto il periodo di crisi produttiva nel Nord
Est con il ricatto indiretto della delocalizzazione. Gli inceneritori
sono stati appositamente sovradimensionati (ne sono stati richiesti
due per ottenerne uno) e si è insistito unicamente sui vantaggi
economici, trascurando il problema della salute. Lattuale
crisi strutturale, montante ed irreversibile, dovuta a mancanza
di energia, materie prime, a sovrappopolazione e inquinamento dellambiente:
terra, acqua, aria (e il problema delle polveri sottili che ci perseguita
ogni giorno ne è un esempio) richiede invece un cambiamento
radicale nel nome della salute delluomo e dellambiente.
E noto che gli inceneritori sono degli enormi concentratori
di inquinanti: costosi e poco flessibili. Essi si configurano
come delle opere devastanti ed irreversibili, alla pari delle cave
o delle centrali nucleari.
Dobbiamo imitare le altre nazioni del nord Europa, e dove si applicano
le direttive CE che disincentivano lincenerimento. Esistono
delle alternative allincenerimento e su queste i Cittadini,
i Comitati e le Amministrazioni a tutti i livelli, soprattutto lamministrazione
regionale, devono aprire il dibattito.
Le prime a muoversi dovrebbero essere le associazioni turistiche
ed agricole assieme ai Cittadini ed ai Comuni che vedrebbero svalutate
le loro proprietà immobiliari, le produzioni agricole circostanti
(gli inquinanti da metalli pesanti e le diossine si spandono nel
raggio di diversi chilometri). Sarebbe deturpato il paesaggio presidiato
da torri alte un centinaio di metri.
PROPOSTE SULLE ALTERNATIVE
Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) - La VIA non deve
essere fatta esclusivamente a fronte dei due impianti richiesti,
ma deve contemplare anche il do nothing cioè
lOpzione Zero. Questultima non consiste solo nel non
costruire gli impianti ma pianifica unalternativa di riduzione
della produzione dei rifiuti industriali e il miglioramento della
loro qualità nel tempo, secondo gli obiettivi prioritari
europei e nazionali. Questa deve essere una chiara richiesta da
parte dei responsabili politici regionali a Unindustria.
Energia elettrica pagata tre volte dal contribuente - Lenergia
elettrica prodotta coi rifiuti è incentivata impropriamente
dalla legge italiana, perché i rifiuti sono considerati paradossalmente
energia rinnovabile. Per questo il kwh è incentivato dallo
Stato italiano attraverso il cosiddetto provvedimento CIP6 (incentivo
di 180 lire per kwh ) o attraverso i certificati verdi. LENEL
a Brescia paga lenergia prodotta dallASM il triplo rispetto
ai costi di produzione con combustibili fossili. E per questo
che gli inceneritori, anche se hanno un basso rendimento energetico
che va dall8 al 13%, fanno gola a chi insegue il profitto.
Nei documenti ufficiali della CE, che colloca lincenerimento
allultimo posto fra le strategie di smaltimento, questi impianti
vengono sempre definiti inceneritori e mai termovalorizzatori.
La CE definisce chiaramente che lobiettivo di questi impianti
è lincenerimento dei rifiuti con o senza recupero
di energia. Invece Unindustria ha trasformato in obiettivo
primario la produzione di energia elettrica.
La CE mette a rischio lesistenza degli inceneritori che producono
energia elettrica incentivata. Incentivare lincenerimento
dei rifiuti infatti è contrario alla direttiva europea sulla
produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili e per questo
lItalia è sotto infrazione da parte della CE.
Linceneritore ha bisogno di discariche - Alcuni Consorzi
per la raccolta e smaltimento dei rifiuti solidi urbani arrivano
al 75% di riciclo con smaltimenti in discarica o in inceneritore
molto bassi (meno di 100
kg/ab/anno). A parità di abitanti serviti, questa quantità
è quasi la metà del peso delle ceneri prodotte da
un inceneritore modello come linceneritore ASM di Brescia.
Le ceneri costituiscono in genere il 30% in peso dei rifiuti bruciati.
Il 5% di queste ceneri è costituito da polveri di depurazione
dei fumi. Esse sono fortemente tossiche, perché contengono
metalli pesanti e centinaia di inquinanti chimici di sintesi, tra
cui le persistenti e tossicissime diossine. Queste sintesi chimiche
si formano facilmente a casaccio durante la combustione di migliaia
di tonnellate di centinaia di tipi di rifiuti diversi mescolati
tra loro. Il libro di Marino Ruzzenenti LItalia sotto
i rifiuti Jaca Book- sett 2004 demolisce inequivocabilmente
il mito catartico del tanto esaltato inceneritore ASM
di Brescia.
Il controllo dellinquinamento degli inceneritori è
comunque difficile ed incerto come dimostra Ruzzenenti anche per
linceneritore di Brescia, considerato il migliore dItalia.
Anche nel caso di un controllo in continuo, le emissioni tossiche
sono individuate solo quando sono già uscite in atmosfera.
Pianificazione dei rifiuti - Vanno pianificate per i prossimi
anni, attraverso un piano regionale per i rifiuti speciali, qualità
e quantità dei rifiuti prodotti dallindustria e dai
servizi. Infatti il forno a griglia proposto per i due nuovi inceneritori,
può bruciare indifferentemente sia rifiuti speciali che rifiuti
urbani indifferenziati. I dati ARPAV forniti nel progetto di Unindustria
appaiono comunque vecchi e sovrastimati alla luce dellincalzante
crisi strutturale socio-economica delle tre province (TV, VE, BL)
considerate come il bacino di utenza dei due inceneritori. Inoltre
anche il Piano Regionale Veneto dei rifiuti urbani, approvato a
febbraio 2005, contempla tre nuovi inceneritori che sarebbero inutili
se si raggiungesse nel Veneto lobiettivo pianificato a breve
del 50% di raccolta differenziata e riciclata.
Ottenere lobiettivo Rifiuti Zero migliorando la qualità
dei processi industriali - Con i rifiuti industriali si tocca il
tasto dolente della qualità scadente dei processi produttivi
veneti che consumano molta energia e producono molti rifiuti. Infatti
da dati Unindustria solo il 46 % dei rifiuti industriali prodotti
è riciclato e solo 453 aziende, sulle decine di migliaia
esistenti, sono certificate nel Veneto con la certificazione ambientale
ISO14001 o EMAS, certificazione che controlla e riduce linquinamento
e gli sprechi di energia e materia.
Con la strategia dellincenerimento si invita di fatto lindustria
a produrre più rifiuti ed a essere più competitiva
solo grazie al dumping economico ed ambientale. Aumenterà
così il disprezzo delle regole ambientali, diminuirà
daltro canto linnovazione di processo proprio come in
Cina e nei paesi dellEst.
Unindustria non può pensare di richiedere continuamente
in ogni dibattito ricerca e innovazione per competere
senza poi convincere i suoi aderenti a innovare e migliorare la
qualità dei processi industriali. Il riciclo dei materiali
al 70/80/95%, per esempio, è contemplato dalle direttive
europee anche per prodotti complessi (auto, computer, etc).
Obiettivo Rifiuti Zero attraverso la raccolta differenziata
spinta - NellAmbito Territoriale Ottimale (ATO), che comprende
tutta la provincia di Treviso, si è raggiunta una raccolta
differenziata spinta da record nazionale (al 75% di rifiuti riciclato).
Sarebbe un paradosso rinunciare a questo risultato, solo per incenerire
di più. La raccolta differenziata spinta, per la scarsità
di residuo che rimane, è chiaramente incompatibile con lincenerimento.
Inoltre per ogni tonnellata di rifiuti riciclati cè
un risparmio energetico medio di 4.234.000 chilocalorie rispetto
alle 1.194.000 chilocalorie dellincenerimento con recupero
energetico.
Si chiede dunque che in tutti i 95 comuni dellATO trevigiano
sia adottato un metodo omogeneo di raccolta differenziata spinta
a tariffa puntuale, metodo mutuato dalle best practices
esistenti. Questo per arrivare nel medio periodo allobiettivo
strategico Zero Rifiuti.
Protocollo di Kyoto Lemissione dei gas serra,
come si evince da documenti della CE, è nettamente inferiore
nel caso del riciclo. In particolare i chili di anidride carbonica
risparmiati per ogni tonnellata di rifiuti trattati sono: -461 kg
con il riciclaggio e compostaggio, -366 kg con il trattamento meccanico
biologico e segregazione in discarica, -10 kg con lincenerimento
con produzione di elettricità.
Le future generazioni non meritano queste opere irreversibili e
devastanti, prodotte per lindolenza e la miopia di un sistema
istituzionale di legislatura, spesso guidato da interessi
economici a breve, incapace di preparare un futuro sostenibile.
Silea 5 novembre 2005
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