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70
Km di acque e 4000 ettari di territorio
da proteggere.
Istituito nel 1991, l'Ente ha
il compito di salvaguardare l'ambiente
e di rimediare ai danni che l'uomo
ha arrecato negli anni.
Il
lavoro dell'ente Parco del Sile
è in massima parte volto al ripristino
delle condizioni naturali del
parco con la ricostituzione, dove
è possibile, dell'alveo originario
del fiume e con il reinserimento
di elementi della flora e della
fauna allontanatisi a causa dell'azione
dell'uomo, come i canneti e come
il rospo, sparito per l'uso massiccio
di pesticidi.
Numerosi i risvolti negativi della
colonizzazione di questo ambiente
da parte dell'uomo. Si pensi alle
cave, che hanno poi ceduto il
posto alle discariche, e si pensi
all'interramento di certe anse
dell'alveo, alla bonifica di certi
punti paludosi, con conseguente
velocizzazione delle acque -fino
a 50 volte- e il rischio di allagamenti
molto più gravi di quelli che
ci sarebbero stati in caso di
naturale scorrimento. Lo spiega
GiulianoCarturan, da due anni
direttore dell'Ente, che non manca
di illustrare diverse altre problematiche.
Una è quella degli argini modificati,
resi, se non con la cementificazione,
con le palizzate in legno, sempre
di pessimo impatto ambientale,
perché soppiantano la naturale
vegetazione.
C'è, poi, la questione inquinamento
di acque di per sé pure, poiché
di risorgiva. Numerosi sono i
canali che, provenienti dalle
zone industriali e commerciali
situate più a Nord, si riversano
nel primo tratto del Sile cariche
di sostanze nocive: ne soffrirà
l'intero corso del fiume.
Il pericolo tossicità viene anche
da possibili perdite delle discariche,
presenti in quantità incredibilmente
massiccia per un parco. "L'importante
è che non ne sorgano delle nuove"
afferma Carturan. "Per quelle
esistenti, invece, è assolutamente
necessario un conferimento controllato
dei rifiuti, oltre che la verifica
dello stato della discarica".
Per conseguire i suoi fini l'Ente
necessita della cooperazione sia
dei cittadini che degli amministratori.
"C'è bisogno di una interazione
di tutte le forze presenti nel
territorio" dice Carturan. "Ben
venga la proposta dei privati,
purché ogni azione si svolga nel
rispetto di tutte le norme".
La raccomandazione è di affidare
a chi ne ha la competenza la valutazione
di qualsiasi progetto riguardante
ogni pur esigua porzione del Parco,
cercando il dialogo e contribuendo
a creare le condizioni per lavorare
insieme.
Progetto
Natura
Valorizzazione
turistica del Parco.
L'ente
Parco del Sile si propone di concretizzare
la possibilità per tutti di conoscere
e godere le bellezze della zona
che salvaguarda.
"Il Veneto ha soltanto cinque
parchi" asserisce con rammarico
il direttore, Giuliano Carturan,
adducendo come esempio opposto
il Piemonte, che ne ha oltre cinquanta.
E, certo, le ricchezze naturali
sono innumerevoli anche dalle
nostre parti. L'Ente affida il
suo intento al progetto di un
percorso ciclo-pedonale, per ora
presente solo in alcuni tratti,
ma che dovrebbe presto diventare
unico: dalle fonti sino alla laguna.
Verrebbe realizzato tramite l'apertura
al transito di spazi privati ora
non fruibili dal visitatore. Sarebbe
accompagnato dalla individuazione
di elementi territoriali d'importanza
storica, come i centri dell'attività
dei lavanderi sul Musestre, ma
anche dalla creazione di punti
ricettivi e didattici. Si tratta
del progetto NATURA, già presentato
alla CEE dalla direzione del Parco.
E la CEE mette a disposizione
importanti finanziamenti per l'avvio
di attività economiche che siano
anche di rivalutazione e salvaguardia
di questo territorio.
All'interno del Parco possono
nascere stazioni agrituristiche,
o semplici "bed & breakfast",
purché si utilizzino costruzioni
già presenti, senza operare ulteriori
invasioni dell'ambiente. Una vecchia
baracca potrebbe così esser trasformata
in struttura ricettiva e dismessi
edifici industriali potrebbero
essere la sede di un centro polifunzionale.
Il tutto in nome di un'idea di
turismo nuovo, che sia pretesto
di una vera educazione alla cura
dell'ambiente.
Al momento, però, le passeggiate
sulle alzaie, o l'attività dei
canoisti, o le escursioni in comitiva
sul battello della ditta Stefanato,
non sono le uniche forme di turismo
che riguardano il Sile. È molto
diffuso quello delle barche a
motore, spesso anche d'altura,
che sono solite procedere ad una
velocità che va ben oltre il limite,
fissato a 5 Km orari. Già, perché
il Sile è anche una via alternativa
per raggiungere Jesolo, o Venezia.
Il problema di fondo sembra essere
nell'inesistenza di una regolamentazione
vera e propria. È quanto dice
Carturan che, comunque, ne afferma
la necessità. Intanto, pare sia
prossima la creazione di piccoli
porticcioli: eliminerebbero i
numerosi ormeggi sparsi lungo
gli argini, assieme a tutte le
barche e barchette lasciate lì.
Per qualsiasi informazione, e
per incontri didattici, gli operatori
del Parco sono a disposizione.
La sede è a Treviso, al civico
40 di via Tandura. Il
recapito telefonico è 0422.321994.
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